Resto al Sud 2.0 è una delle misure più interessanti per i giovani under 35 che vogliono avviare una nuova attività nel Mezzogiorno. Tuttavia, non tutte le iniziative possono accedere al contributo: prima di preparare la domanda è fondamentale capire quali attività sono ammesse e, soprattutto, quali attività sono escluse.
Conoscere in anticipo i settori non finanziabili permette di evitare errori, perdite di tempo e domande non coerenti con i requisiti del bando.
Quali attività finanzia Resto al Sud 2.0?
Secondo quanto indicato da Invitalia, con Resto al Sud 2.0 possono essere finanziate diverse tipologie di iniziative imprenditoriali e professionali. Tra queste rientrano attività produttive nei settori dell’industria e dell’artigianato, attività di trasformazione dei prodotti provenienti dall’agricoltura, dalla pesca e dall’acquacoltura, servizi a persone e imprese, turismo, commercio e attività libero-professionali, sia in forma individuale che societaria.
Questo significa che il campo di applicazione della misura è piuttosto ampio. Un giovane che vuole aprire un’attività artigianale, un’impresa di servizi, un’attività commerciale, una struttura turistica o uno studio professionale può potenzialmente rientrare tra i beneficiari, a condizione che rispetti tutti gli altri requisiti previsti.
Resto al Sud 2.0: le attività escluse
La principale esclusione prevista riguarda le attività di produzione primaria nei settori dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura. Invitalia specifica infatti che queste attività non sono finanziabili con Resto al Sud 2.0.
In pratica, non è ammessa l’attività agricola primaria in senso stretto, così come non sono ammesse le attività primarie legate direttamente alla pesca o all’acquacoltura.
Cosa significa produzione primaria?
Per produzione primaria si intendono le attività che riguardano la produzione diretta di prodotti agricoli, della pesca o dell’acquacoltura, senza una successiva fase di trasformazione o lavorazione.
Ad esempio, possono essere considerate escluse attività come:
- coltivazione diretta di terreni agricoli;
- allevamento come attività agricola primaria;
- pesca professionale primaria;
- acquacoltura primaria;
- produzione agricola non collegata a processi di trasformazione.
La logica è semplice: Resto al Sud 2.0 non finanzia la produzione primaria, ma può finanziare attività di trasformazione dei prodotti provenienti dall’agricoltura, dalla pesca e dall’acquacoltura, se il progetto rispetta i requisiti della misura.
Attività agricola esclusa, trasformazione ammessa: la differenza è decisiva
Uno degli errori più comuni è pensare che tutto ciò che riguarda il mondo agricolo sia automaticamente escluso. Non è così.
La produzione primaria agricola è esclusa, ma la trasformazione dei prodotti agricoli può essere ammessa. Questo passaggio è molto importante per chi vuole creare un’impresa nel settore alimentare, agroalimentare o artigianale.
Esempio pratico
Un’attività che si limita alla coltivazione di ortaggi può non rientrare tra quelle finanziabili.
Diverso è il caso di un progetto che prevede la trasformazione di materie prime agricole in prodotti finiti, come conserve, prodotti da forno, pasta, confetture, preparati alimentari o altri prodotti lavorati. In questo caso l’attività potrebbe essere valutata come iniziativa di trasformazione, quindi potenzialmente ammissibile.
Naturalmente, ogni progetto deve essere analizzato nel dettaglio, perché non basta descrivere un’attività in modo generico: è necessario verificare il codice attività, il modello di business, le spese previste e la coerenza complessiva con il bando.
Sono escluse anche le attività non coerenti con il progetto?
Oltre ai settori esclusi, bisogna fare attenzione anche alla coerenza delle spese e degli investimenti richiesti. Resto al Sud 2.0 finanzia l’avvio di nuove attività, ma le spese devono essere funzionali al progetto.
Ad esempio, Invitalia chiarisce nelle FAQ che l’acquisto di automezzi è consentito solo se strettamente necessario alla produzione dei beni o all’erogazione dei servizi indicati nel progetto. Non sono invece ammissibili automezzi destinati ad attività consulenziali o libere professioni.
Questo significa che anche un’attività teoricamente ammessa può incontrare problemi se il piano di spesa contiene beni non giustificati o non collegati direttamente all’iniziativa.
Resto al Sud 2.0 finanzia il commercio?
Sì. Le attività relative al commercio rientrano tra quelle finanziabili con Resto al Sud 2.0, secondo quanto indicato da Invitalia.
Questo può includere, ad esempio, l’apertura di un negozio, un’attività commerciale specializzata o un progetto di vendita collegato a un modello imprenditoriale strutturato. Anche in questo caso, però, la domanda deve essere costruita correttamente e le spese devono essere coerenti con l’attività proposta.
Le attività professionali sono escluse?
No, le attività libero-professionali non sono escluse. Invitalia indica espressamente che Resto al Sud 2.0 può finanziare attività libero-professionali, sia in forma individuale che societaria.
Questo rappresenta una novità importante per molti giovani professionisti che vogliono avviare una propria attività autonoma nel Mezzogiorno.
Possono quindi essere potenzialmente ammissibili progetti professionali nei settori della consulenza, dei servizi tecnici, digitali, creativi o specialistici, purché rispettino i requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla misura.
Le attività turistiche sono ammesse?
Sì. Le attività operanti nel settore turistico sono tra quelle finanziabili con Resto al Sud 2.0.
Questo può rappresentare un’opportunità interessante per chi vuole avviare un progetto legato all’accoglienza, ai servizi turistici, alle esperienze locali, al turismo sostenibile o alla valorizzazione del territorio.
Anche in questo caso, però, non basta avere una buona idea: serve un progetto chiaro, sostenibile e coerente con le spese richieste.
Attività escluse da Resto al Sud 2.0: attenzione al codice ATECO
Per capire se un’attività è esclusa o ammessa, spesso è necessario analizzare anche il codice ATECO collegato all’iniziativa.
Il codice ATECO aiuta a identificare formalmente l’attività economica che si intende svolgere. Tuttavia, non bisogna fermarsi solo al codice: conta anche la descrizione concreta del progetto.
Due attività simili possono avere trattamenti diversi se una riguarda la produzione primaria e l’altra riguarda la trasformazione, la commercializzazione o l’erogazione di servizi.
Per questo motivo, prima di presentare la domanda è consigliabile verificare attentamente:
- settore di attività;
- codice ATECO;
- forma giuridica;
- spese da finanziare;
- requisiti del proponente;
- coerenza tra business plan e investimento.
Quali agevolazioni sono previste per le attività ammesse?
Per le attività che rientrano tra quelle finanziabili, Resto al Sud 2.0 prevede agevolazioni importanti. Invitalia indica tre principali forme di sostegno: voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro, elevabile a 50.000 euro in presenza di specifiche condizioni; contributo del 75% a fondo perduto per programmi di investimento fino a 120.000 euro; contributo del 70% a fondo perduto per programmi di investimento compresi tra 120.000 e 200.000 euro.
Si tratta quindi di una misura molto vantaggiosa, ma proprio per questo è fondamentale presentare una domanda corretta, ben documentata e coerente con le regole ufficiali.
Come capire se la tua attività è esclusa o finanziabile?
Il modo migliore per evitare errori è fare una valutazione preventiva del progetto.
Molti aspiranti imprenditori si fermano alla domanda: “La mia attività rientra nel bando?”. In realtà, la domanda più corretta è: “La mia attività, così come è strutturata, con queste spese e questo modello di business, è coerente con Resto al Sud 2.0?”.
La differenza è importante. Un’idea potenzialmente ammissibile può diventare debole se il piano di spesa è costruito male. Al contrario, un progetto ben impostato può aumentare le possibilità di superare correttamente la fase di valutazione.
Prima di presentare domanda, richiedi una verifica
Se hai un’idea imprenditoriale e vuoi capire se rientra tra le attività finanziabili con Resto al Sud 2.0, il primo passo è una verifica preliminare.
Una consulenza può aiutarti a capire se il tuo progetto è ammissibile, quali spese puoi inserire, quale forma giuridica scegliere e come impostare correttamente la domanda.
Non aspettare di scoprire troppo tardi che la tua attività è esclusa o che il progetto non è stato presentato nel modo giusto.
Richiedi una valutazione del tuo progetto e scopri se puoi accedere a Resto al Sud 2.0.
Conclusione
Le attività escluse da Resto al Sud 2.0 riguardano principalmente la produzione primaria nei settori dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura. Sono invece potenzialmente ammesse molte altre attività, tra cui industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura, servizi, turismo, commercio e libere professioni.
Il punto decisivo è capire come viene inquadrato il progetto. Per questo motivo, prima di presentare la domanda è sempre opportuno verificare con attenzione l’attività, il codice ATECO, il piano di spesa e i requisiti del proponente.
Resto al Sud 2.0 può essere una grande opportunità per avviare un’impresa nel Mezzogiorno, ma solo se la domanda viene costruita in modo corretto fin dall’inizio.
Vuoi sapere se la tua attività è esclusa o finanziabile? Richiedi una consulenza e scopri come trasformare la tua idea in un progetto concreto.